Yajiri Maison
10/8/2026
Yajiri Maison, situato in zona Risorgimento, è un ristorante giapponese. Si tratta di un progetto dell'imprenditore pugliese Giovanni Perrone che, secondo il progetto, strizza l'occhio alle realtà degli izakaya (taverne giapponesi) e dei ryokan (locande nipponiche).
Gli interni, molto curati e gradevoli, ricordano effettivamente questa dimensione del Sol Levante. Vi sono due ampi spazi: il primo, all'entrata, con luci più basse, è di maggiore atmosfera, mentre il secondo con la cucina a vista, è più illuminato. Proprio quest'ultima parte, nonostante permetta di godere della vista dei cuochi all'opera, fa perdere di fascino a questo ristorante: troppa luce a giorno e decisamente troppi coperti - gli izakaya presentano generalmente pochi posti a sedere.
Ma cosa si mangia da Yajiri Maison? Il menù è suddiviso in otsumami (antipasti), furai (fritti), yakitori (spiedini), noodles e robata (griglia). Io ho ovviamente ordinato almeno un piatto per ogni categoria.
Come benvenuto, è stato servito dello tsukemono di verdure con salsa, molto sfizioso.
Per iniziare, dei gyoza di Wagyu da intingere nella salsa ponzu. Nonostante la carne non sia A5, risulta morbida, succosa, con quel retrogusto dolce tipico del grasso di questa tipologia di manzo. Il ripieno non è eccessivamente condito, il che permette di godere del sapore della carne giapponese. La pasta del raviolo è ben cotta, chiusa a mano.
Si prosegue poi con gli onigiri alla griglia con miso. Vengono proposti piccolini (ho dedotto che per realizzarli abbiano usato lo stampino) con una striscia di alga nori e senza ripieno. Il gusto era gradevole, però non ho apprezzato il fatto che non fossero davvero grigliati, ma semplicemente spennellati e adagiati sulla griglia velocemente. Non indimenticabili.
Poi è stata la volta degli yakitori: pollo con porri, funghi e triglia. Tutti erano morbidi, con il giusto sentore di brace. Avrei preferito una laccatura meno acquosa, ma il sapore era gradevole.
Avrei voluto gustare la soba, ma non essendo fatta in casa ho optato per lo yakisoba del giorno, preparato con pollo (al posto del bacon), verdure e tanto katsuobushi. La pasta era cotta bene, così come tutti gli altri ingredienti. La salsa del condimento decisamente salata, troppo.
Dalla robata ho scelto due piatti. Il primo è il warai-yaki di anatra, con salsa di sesamo e aceto, cavolo cappuccio "bruciato". La carne era cotta magistralmente, rosata all'interno, succosa e tenerissima. Il cavolo croccante al punto giusto con un deciso sentore di brace. Mi ha lasciata un po' perplessa la salsa: seppur gradevole, era decisamente troppo leggera. Non si sentivano distintamente il sesamo e l'aceto, sembrava quasi panna vegetale. Il secondo piatto è stato dengaku miso, la melanzana laccata al miso. Devo dire molto delicata e tendenzialmente dolce. La melanzana, cotta perfettamente, era tenera ma non spappolata, talmente gustosa che è stato possibile consumarne anche la buccia.
Dal momento che la tempura mista non prevedeva crostacei, per i fritti ho scelto il pollo karaage con salsa tartara artigianale, succulento! Il pollo marinato perfettamente, la panatura croccante, il gusto deciso dell'aglio... e la tartara saporita a completare... insomma, probabilmente il piatto migliore della serata!
Per concludere i dolci, tutti fatti in casa. Ho gustato una cheesecake allo yuku e matcha (quest'ultimo, spolverato, usato solo come guarnizione) - che per quanto fosse ottima mi ha ricordato quasi più una tartelletta, i mochi all'anko (buoni) e un meraviglioso taiyaki all'anko (per i più golosi è possibile sceglierlo anche alla Nutella). Sono anni che cerco un buon taiyaki a Milano e ogni volta resto puntualmente delusa: nessuno che riesca a cuocerli correttamente, risultano o bruciati o completamente crudi all'interno. Questa volta sono rimasta sbalordita, da ordinare assolutamente!
L'umeshu offerto dalla casa è stato molto gradito, perfetto per completare questa cena.
Per accompagnare il tutto è possibile ordinare qualche cocktail o, meglio ancora, un sakè dall'ampia carta delle bevande.
Come è stata la mia esperienza? Direi complessivamente positiva. La cucina, a mio avviso, più che quella di un izakaya o di un ryokan, mi ha ricordato una cucina casalinga, ovviamente di livello superiore specialmente nelle portate più complesse come la robata. Il gusto è quello di casa, anche gli impiattamenti in generale li ho trovati semplici ma gradevoli. Lo stesso ingresso del ristorante è una porta di casa: bisogna suonare il campanello per farsi aprire.
Sicuramente il fatto che il progetto sia di un italiano si vede e si sente - nonostante la cucina sia diretta da uno chef giapponese, Hirotsugu Aisu. Non a caso la clientela è esclusivamente italiana, o comunque occidentale.
Una particolare nota di merito va allo staff di sala, gentile, disponibile e molto attento: un servizio senza sbavature.
Il conto finale è in linea con la proposta offerta, ovviamente la scelta delle bevande incide molto.
























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