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Korea: beauty and fashion evolution

Negli ultimi anni il mondo ha assistito ad una crescita esponenziale dell'economia coreana, che si è affermata attraverso i mercati della tecnologia e della cosmesi. Nella moda, in modo particolare, la Corea ha saputo imporsi con uno stile unico che sottolinea la propria individualità, in netta contrapposizione con ciò che invece ancora oggi accade in Corea del Nord.

Tutte queste novità sono arrivate in Occidente col nome di Korean Wave (o Hallyu), ovvero il fenomeno culturale caratterizzato dalla cultura pop fatta di drama, musica, cinema e cucina. Un vero e proprio nuovo trend che ha ispirato il resto del mondo, che negli ultimi anni si rivolge e studia proprio la Corea del Sud per capire e fare propri gli stili del futuro.

Ma prima di arrivare a questo risultato, che è proprio del nuovo millennio, la Corea ha subito delle profonde trasformazioni socio-economiche che sono ancora adesso alla base di molti studi della critica e della storiografia.

Ciò che affascina così tanto il mondo intero ha un punto di partenza sofferto e ancora oggi poco conosciuto, interessante e fondamentale per comprendere le dinamiche che stanno cambiando il mondo di oggi.

Hallyu | © medium.com

Epoca dei Tre Regni (57 a.C. - 668 d. C.) e dinastia Goryeo (918 - 1392)

La storia della bellezza coreana iniziò proprio in questo lungo periodo, quando le persone cominciarono a prendersi cura dell'aspetto personale usando i primi cosmetici, che venivano conservati nel celadon (un prezioso tipo di ceramica molto in voga all'epoca).

Tuttavia, in questo primo momento la cura del corpo non era intesa da un punto di vista meramente estetico, bensì olistico in virtù dei precetti del buddismo.

Celadon | © pinterest.it
Celadon | © pinterest.it

Periodo Joseon (1392-1897)

Il periodo Joseon è stato caratterizzato dal raggiungimento dell'apice della cultura coreana (è stato infatti ideato l'Hangul, l'alfabeto coreano), della scienza e della tecnologia, lasciando una grande eredità alla cultura della Corea moderna, in termini di etichetta, norme e atteggiamenti sociali.

Il confucianesimo divenne religione di stato: secondo i vari precetti, il corpo doveva essere rispettato perché l'aspetto esteriore era lo specchio della propria anima. L'ideale di bellezza pura e innocente veniva espressa attraverso lo sfoggio di una pelle bianca e diafana, senza alcun tipo di alterazioni. Per le donne benestanti ciò era molto semplice da realizzare, poiché non avevano la necessità di lavorare all'aria aperta o uscire di casa - il loro compito era semplicemente curare il marito e i figli.

Più in generale si più dire che alterare il corpo era considerato "peccato", tanto che era vietato perfino tagliarsi i capelli: le donne erano solite portarli in lunghissime trecce raccolte sul capo - si può affermare che le acconciature avevano lo stesso ruolo di affermazione di status come nella Versailles di Marie Antoinette.

Joseon era beauty | © commons.wikimedia.org
Joseon era beauty | © quora.com

Il canone di bellezza era un viso tondo e chiaro, naso grosso, occhi sottili e bocca piccola. Alla fine del XVIII secolo Hyewon, uno dei pittori più celebri del tempo, realizzò il celebre dipinto "Ritratto della bellezza", dove erano rimarcati questi canoni estetici.

Portrait of beauty by Hyewon | © thekbeauty.com

Per quanto riguarda l'abbigliamento l'hanbok (l'abito tradizionale) era onnipresente: composto da una camicia (jeogori) ed un'ampia gonna (chima). Lo stesso tipo di abbigliamento era indossato dagli uomini, i quali indossavano però dei pantaloni (baji), i più ricchi anche uno speciale ornamento per i capelli chiamato sangtu e/o il gat, tipico cappello dell'epoca.

Joseon hanbok | © pinterest.it
Joseon hanbok | © pinterest.it
Joseon hanbok | © pinterest.it
Joseon hanbok | © pinterest.it
Sangtu | © mariondelarue.com
Gat | © pinterest.it

La moda ai tempi del periodo Joseon doveva esprimere integrità, innocenza e nobiltà. E' interessante sapere che sia i ricchi che i ceti sociali più poveri indossavano lo stesso tipo di abbigliamento, che si differenziava per il tipo di materiale impiegato: cotone e seta per i nobili, canapa per i poveri. Il colore degli abiti indicava invece lo status, l'età e lo stato maritale.

L'hanbok è stato indossato in Corea di fatto fino agli anni '70, quando sono stati introdotti in modo massiccio gli abiti occidentali - oggi si continua ad indossarlo per occasioni formali o particolari ricorrenze.


XIX secolo

Durante il XIX la Corea si oppose fortemente con la chiusura delle frontiere alle continue ingerenze e influenze estere, soprattutto francesi, statunitensi e giapponesi. Dal Joseon si passò all'Impero Coreano.

High class family - Korean Empire era | © monovisions.com
Korean Empire era | © inspiremekorea.com
Korean Empire era | © oldandinteresting.com
Empress Sunjeong | © pinterest.it
Empress Myeongseong | © pinterest.it
Public school - Korean Empire era | © monovisions.com
Restaurant in Seoul - Korean Empire era | © monovisions.com

Dominio giapponese

Verso la fine del 1800 l'isolazionismo della Corea fu messo a dura prova a causa della grande conversione di massa dei coreani al cristianesimo (per via dei numerosi missionari francesi), delle continue incursioni statunitensi ma soprattutto giapponesi. Nel 1910 il Giappone annesse la Corea al proprio impero secondo un trattato nippo-coreano la cui legalità non fu mai accettata dalla Corea, sia perché non fu firmato dall'imperatore, sia perché violava la convenzione internazionale sulle pressioni estere sui trattati.

Japanese domination | © yris.yira.org
Japanese domination | © history.com

Da quel momento in poi la Corea attraversò il capitolo più triste della propria storia. I giapponesi infatti smantellarono la gerarchia Joseon, esportarono le colture di riso in Giappone (causando terribili carestie in Corea), uccisero tutti coloro che non pagavano le onerose tasse e ridussero in schiavitù moltissimi coreani costringendoli ai lavori forzati nelle miniere e nelle prime fabbriche. Il Giappone sospese inoltre tutte le pubblicazioni di giornali coreani, impose lo scintoismo come religione di stato, sostituì il calendario cinese con quello gregoriano, impose il giapponese come lingua nazionale (usata per l'insegnamento e per la burocrazia) vietando la lingua coreana.

Qualsiasi tipo di insurrezione venne repressa con la morte e anzi, a partire dagli anni '30 e l'entrata nella Seconda Guerra Mondiale del Giappone, questo si mosse per la cancellazione definitiva dell'identità coreana come nazione: furono distrutti palazzi, biblioteche, gli stessi coreani dovettero cambiare i loro nomi in nomi giapponesi, numerosi manufatti antichi coreani furono trafugati e portati in Giappone, fu abolito lo studio della storia coreana dalle università e i libri coreani furono dichiarati illegali sotto la supervisione del comitato per la revisione della storia coreana. Durante tutto il conflitto i coreani furono arruolati nell'esercito giapponese per combattere in prima linea, mentre migliaia di donne furono ridotte a schiave sessuali rinominate "donne di conforto".

Nel 1945, con la resa incondizionata del Giappone, la Corea venne divisa in due zone di occupazione con gli Stati Uniti al sud e l'Unione Sovietica al nord del 38° parallelo.

Korean declaration of indepence | © history.com
Korean declaration of indepence | © calisphere.org

Durante tutta la fase del dominio giapponese, la Corea fu obbligata ad una trasformazione culturale senza precedenti, costretta a una modernizzazione forzata che non le portò alcun beneficio.

Tra i molti cambiamenti apportati dal Giappone vi fu l'introduzione di prodotti di consumo e culturali volti alla cancellazione di quelli coreani. Come già sottolineato, i giapponesi eliminarono qualsiasi pubblicazione coreana, comprese le riviste di costume e moda. Vennero infatti introdotti modelli di bellezza nuovi: le modelle sulle riviste non erano coreane, bensì giapponesi che, a loro volta, si rifacevano ai canoni estetici occidentali. Queste modelle avevano delle caratteristiche fisiche completamente differenti da quelle coreane: così facendo le donne coreane furono persuase a dovere investire tempo e soldi nell'acquisto di prodotti di bellezza (ovviamente giapponesi, visto che quelli coreani furono banditi come la prima cipria coreana prodotta in massa, bakgabun) per cambiare il proprio aspetto. Tra i cambiamenti da effettuare vi era soprattutto la forma del mento a "V". Fu proprio in quel momento che nacque l'ossessione per l'aspetto fisico, soprattutto del viso. Oggi si pensa che il fenomeno di cambiare pesantemente i propri connotati sia una moda degli ultimi tempi, in realtà le radici sono da ritrovare nel periodo della dominazione giapponese.

Bakgabun | © theclassyfabulist.blogspot.com
Japanese woman in Western dress | © pinterest.it
Japanese woman in Western dress | © pinterest.it
Japanese woman in Western dress | © pinterest.it
Japanese woman in Western dress | © pinterest.it

Il nuovo modello di femminilità fu rinominato modern girl, caratterizzato da acconciature come Gibson Girl e The flapper, il taglio a caschetto considerato scandaloso all'epoca, il totale rigetto per gli abiti tradizionali come l'hanbok e l'uso per la prima volta di un make-up aggressivo (tra cui il mascara e il rossetto rosso).

Alla base di questo cambiamento vi era l'idea di libertà e di espressione della propria identità personale attraverso il cinema, la musica, i café e l'abbigliamento, un'idea totalmente contraddittoria e al mero uso e consumo dei giapponesi, che inneggiavano alla libertà di espressione dei coreani, incitandoli a rigettare tutta la loro tradizione, mentre di fatto li dominavano.

Molti intellettuali dell'epoca cercarono di esprimere questa forte contraddizione, così come tanti oggi criticano aspramente la dipendenza della maggior parte dei coreani dalla chirurgia plastica.

Japanese modern girl magazine | © brill.com
Japanese modern girl magazine | © brill.com
Gibson girl | © pinterest.it
Japanese magazine - The flapper | © pinterest.it
Japanese magazine - The flapper | © pinterest.it
South Korean woman in Western style | © pinterest.it

Anni '50

Nel 1950 la Corea del Sud era caratterizzata da un sistema democratico capitalista statunitense (Repubblica di Corea). Lo stesso anno la Corea del Nord invase la Corea del Sud col consenso di Mao Tse-tung: iniziò un conflitto che causò 4 milioni di morti e che terminò nel 1953 con un armistizio. Tra le due Coree non fu però mai emesso un trattato di pace ufficiale.

Le condizioni economiche della Corea del Sud erano disastrose, il Paese fu reputato come uno dei più poveri del mondo: di fatto bisognava ricostruirlo totalmente.

Proprio dopo la Guerra di Corea vennero messe le basi per lo sviluppo della chirurgia plastica, oggi considerata la migliore al mondo: moltissimi soldati si sottoposero ad interventi ricostruttivi al volto, così come anche tantissime ragazze costrette a prostituirsi per sopravvivere vollero cambiare i propri connotati per risultare più attraenti ai soldati statunitensi di istanza.

South Korea clothes market | © inspiremekorea.com

Dal punto di vista del costume, molti abiti e soprattutto divise militari all'epoca venivano venduti nei mercati di Namdaemun (ad oggi il più antico e grande del paese) e Dongdaemun, e nel 1954 aprì la prima scuola di moda in Corea, la International Western Clothing Company a Seoul. L'anno successivo la rivista Yeowon presentò la rubrica "Fashion mode" e nel 1956 Nora Noh fu la prima stilista coreana a presentare una propria collezione al Bando Hotel durante il primo fashion show in Corea, designando così un nuovo tipo di impiego. La Noh aveva studiato negli Stati Uniti, non utilizzava modelle bensì attrici e perfino Miss Korea. Nel 1950 aveva fondato il suo brand House of Nora Noh. Nel 1979 fu la prima designer sud coreana ad entrare nel mercato statunitense, vendendo i suoi abiti da Bloomingdale e Macy's.

Nora Noh on the cover of Vogue 1985 | © ifwartistsblog.wordpress.com
First South Korean fashion show at Bando Hotel by Nora Noh | © ifwartistsblog.wordpress.com
First South Korean fashion show at Bando Hotel by Nora Noh | © ifwartistsblog.wordpress.com

Anni '60

Dagli anni '60 si assistette a una iniziale importante modernizzazione del paese, accompagnata da una crescente alfabetizzazione e migliori condizioni economiche generali.

Poiché possibilità di lavoro erano finalmente numerose, la moda divenne più versatile e comoda. Si sviluppò dunque l'industria dell'abbigliamento, che vide la realizzazione in fabbrica di abiti in serie.

I giovani ascoltavano i Beatles e volevano vestire come gli occidentali, indossando occhiali da sole, vestiti con stampe e pattern ma soprattutto la mini gonna (resa celebre dalla cantante Yoon Bok Hee).

Parallelamente venne lanciata l'industria del make-up, numerose riviste di moda (tra le quali Uisang) e nel 1964 aprì la prima scuola per modelle professionali.

Si determinò il canone di bellezza dominante, giunto fino a noi oggi: pelle lunare, viso piccolo con mento a "V", corpo leggero e slanciato, naso con la punta all'insù.

Yoon Bok-hee in a miniskirt designed by Nora Noh | © ifwartistsblog.wordpress.com
South Korea fashion - 60s | © aminoapps.com

Anni '70

Negli anni '70 l'abbigliamento ebbe ancora più importanza, con la formazione delle corporazioni legate alla moda come JDG (Joong Ang Design Group) e l'apertura di centri commerciali e negozi multi-brand.

La cultura hippie raggiunse anche la Corea del Sud, caratterizzata dai pantaloni a zampa. le scarpe con la zeppa e minigonne ancora più corte, tanto da far esigere controlli! Nacque così lo street-style: la prima volta la moda di strada ispirava i designer e non vice versa.

I giovani utilizzarono l'abbigliamento come scopo politico, di ribellione al sistema: gli anni '70 furono infatti caratterizzati dal regime autoritario e repressivo di Park Chung-hee, artefice della negazione di molti diritti civili e politici, ma anche della trasformazione della Corea a potenza economica.

Mini skirt control in the 70s | © koreadailyus.com
South Korea fashion - 70s | © kpopkfans.blogspot.com
South Korea fashion - 70s | © kpopkfans.blogspot.com
South Korea fashion - 70s | © kpopkfans.blogspot.com
South Korea fashion - 70s | © kpopkfans.blogspot.com

Park mise anche al bando di numerosi prodotti culturali esteri tra cui la musica rock e pop per il loro legame con il sesso. Ad ogni modo, si può affermare che l'affermazione della musica estera in Corea sia sempre stato motivo di scontro.

La forma più antica di pop coreano era la musica trot, nata poco prima dell'occupazione nipponica e sviluppatasi in quegli anni: per i suoi supposti legami con la musica enka giapponese, fu messa al bando dai nazionalisti coreani. I giovani cresciuti nel dopoguerra avevano avuto la possibilità di ascoltare la musica folk americana, cambiando le parole in coreano - solo i benestanti potevano permettersi questo lusso, poiché erano gli unici istruiti, che sapevano l'inglese, e che potevano ascoltare la musica americana nelle università. Park, durante i suoi mandati, vietò anche la musica folk così come centinaia di canzoni occidentali, promuovendo invece melodie gioiose che lodavano la nazione - odiate invece dai giovani che continuavano ad ascoltare rock e pop occidentale di nascosto dove potevano, come nelle basi militari statunitensi.

Di quel periodo si ricorda Shin Joong-hyun, considerato il "padrino del rock coreano", arrestato nel 1975 per uno scandalo legato alla marijuana.

Shin Joong-hyun | © http://testicanzoni.mtv.it/

Anni '80

Durante questa decade in Corea del Sud fu introdotta la televisione a colori che creò un nuovo e seducente fascino nei giovani coreani, che volevano diventare delle star del cinema e dello spettacolo. Ma la vera rivoluzione si ebbe con le Olimpiadi si Seoul del 1988: per la prima volta in Corea arrivarono in massa una quantità mai vista prima di prodotti occidentali, come abiti e accessori Nike, Rebook e Adidas. Lo sport, non a caso, divenne il passatempo fondamentale (nel 1982 fu stabilita la Korea Baseball Organization) e con l'aumento della ricchezza pro-capite i ragazzi vollero personalizzare il proprio stile così come facevano gli americani, mettendo da parte le divise scolastiche e sfoggiando look sportivi con contaminazioni hip-hop (denim-on-denim, baggy pants, t-shirt, bomber)

Gli anni '80 furono anche quelli del "disco boom", dei colori accesi e sgargianti nel make-up e degli albori del K-pop.

South Korea fashion - 80s | © pinterest.it
Korean Olympics fashion - 80s | © pinterest.it
Seoul in the 80s | © pinterest.it

Anni '90

Nel 1991 la Corea del Sud entrò nelle Nazioni Unite e nel 1993 ebbe per la prima volta nella storia un presidente civile senza precedenti di carriera militare: Kim Young Sam.

Nonostante fosse finalmente arrivata ad essere uno dei paesi più tecnologicamente all'avanguardia del mondo, l'economia coreana subì un grave colpo nel 1997 a causa della Crisi asiatica che colpì molti paesi, tra cui anche il Giappone (ne parlo qui, qui e qui).

Per fare fronte a questa grossa crisi finanziaria, il governo intuì che una delle industrie su cui investire per aumentare esportazioni e reddito era quella dello spettacolo: vennero stanziate ingenti somme di denaro per quello che si configurò come K-pop (ve ne parlo in maniera approfondita qui) e che in breve tempo permise al mondo intero di conoscere la Corea del Sud, fino a quel momento pressoché totalmente sconosciuta.

Gli idol del K-pop si distinsero per uno stile che col tempo definì il Paese grazie anche al sorgere di brand di stilisti coreani che presentarono le loro collezioni durante le fashion week di Seoul. Tra tutti spiccò Andre Kim, il primo designer sud-coreano ad avere sfilato a Parigi nel 1966 e che disegnò le divise degli atleti coreani alle Olimpiadi del 1988.

Gli anni '90 nella moda in Corea segnarono anche il ritorno dell'hanbok ma in chiave moderna (come dimostrò il brand Leesle): una volta affacciatasi al mondo, la Corea del Sud volle fare conoscere la propria cultura, distinguendosi in modo innovativo.

Fino a quel momento non esisteva una vera e propria industria della moda, essa si sviluppò massicciamente nella seconda metà degli anni '90: la sua influenza fu così grande tanto nel 1996 fu fondato Vogue Korea.

South Korea fashion - 90s | © vintag.es
South Korea fashion - 90s | © vintag.es
South Korea fashion - 90s | © vintag.es
South Korea fashion - 90s | © vintag.es
South Korea fashion - 90s | © vintag.es
South Korea fashion - 90s | © vintag.es
South Korea fashion - 90s | © vintag.es
South Korea fashion - 90s | © vintag.es
South Korea fashion - 90s | © vintag.es
South Korea fashion - 90s | © vintag.es
South Korea fashion - 90s | © vintag.es
South Korea fashion - 90s | © vintag.es
South Korea fashion - 90s | © vintag.es
South Korea fashion - 90s | © wikitree.co.kr
South Korea fashion - 90s | © pinterest.it

Se da una parte la musica pop e la moda furono i due veicoli principali per fare fronte alla recessione, esportandone i prodotti all'estero, nella città di Seoul tra la fine degli anni '90 e l'inizio del nuovo millennio si sviluppò una nicchia basata sulla rottura dei canoni tradizionali estetici - ricordo che nonostante i cambiamenti di costume in Corea vige comunque un perbenismo di retaggio cattolico, caratterizzato da pudicizia e ricerca di un ottimo impiego per avere un matrimonio stabile e rispettabile.

Scena di questo ristretto teatro dell'underground fu il quartiere Hongdae, celebre per il prestigioso college d'arte Hongilk University e meta di artisti di strada (come testimoniano i numerosi graffiti) e musicisti indie (come le band Sister's Barbershop e Crying Nuts).

Nel tempo esso si svilupperà come quartiere della musica (la YG Entertainment, una delle maggior major del K-pop, ha infatti sede qui), della moda vintage e di seconda mano - nel 2016 è stato indicato come uno dei quartieri più cool del mondo.

Il look dei ragazzi qui era sostanzialmente rilassato ed inaspettatamente punk: nel 1997 uscì di nascosto la prima compilation coreana punk (avevano lavorato al progetto anche degli skinhead) e da allora si formarono altri gruppi come i Koryo Aggro Boys.

Come sappiamo, la musica rock in Corea del Sud è stata vietata praticamente da sempre: con l'apertura all'Occidente i giovani coreani scoprirono un caleidoscopio di stili e tendenze mai potute conoscere prima. Tanti ragazzi si avvicinano al rock statunitense ascoltando Green Day, Offspring, Blink 182, Bad Religion, NOFX, altri i suoni più duri dei Metallica e Mega Death, mentre altri ancora produssero hardcore.

Gli artisti underground erano stanchi del conformismo e della pressione sociale, della scuola altamente selettiva e competitiva (il sistema coreano è uno dei più duri al mondo), della politica della leva obbligatoria per i maschi, erano addirittura contro l'odio della Corea verso i giapponesi (percepivano gli eventi storici lontani da loro, non avendoli vissuti in prima persona) tanto da volere includere nelle loro band giovani artisti nipponici.

Il punk venne quindi adoperato come scappatoia dai libri di scuola, dove venivano elencate le atrocità che i giapponesi avevano fatto ai coreani, dallo schiavismo del lavoro, dalla mancanza di una vera e propria cultura nazionale.

La scena punk sud coreana era ed è molto ristretta (vi erano alcune band anche a Busan, ma erano principalmente skater), tutto il materiale di origine occidentale era comunque passato di mano in mano attraverso musicassette pirata. Esprimere davvero un'idea così di rottura era decisamente difficile, ieri come ancora oggi.

Hongdae | © pinterest.it
Punk scene in South Korea | © vice.com
Punk scene in South Korea | © vice.com
Punk scene in South Korea | © vice.com
Punk scene in South Korea | © vice.com
Punk scene in South Korea | © m.korea.net
Korean and Japanese punks and skinkheads | © m.korea.net
Punk scene in South Korea | © koreatimes.co.kr

Anni '00

Dopo avere esportato all'estero prodotti di successo come quelli Samsung, Hyundai, Kia, LG e la musica K-pop, la Corea del Sud cambiò le regole della cosmesi e, più generale degli standard di bellezza, attraverso una delle più grandi rivoluzioni dell'industria cosmetica di tutti i tempi.

Numerose aziende, grazie ad importanti sgravi fiscali da parte dello stato, produssero una quantità smisurata di prodotti per la cura della pelle, istituendo nel tempo un vero e proprio rituale da seguire teorizzato nei famosi "10 step" della beauty routine.

I cosmetici coreani furono pubblicizzati fin sa subito come naturali, frutto di una imponente ricerca tecnologica e scientifica e da applicare più volte al giorno adottando l'idea che farlo fosse un momento di relax, un'esperienza di lusso completa.

Korean beauty routine | © pinterest.it

Se fino alla fine degli anni '90 la Francia era il leader mondiale indiscusso della bellezza, dagli anni 2000 la situazione cambiò totalmente: gli scaffali dei negozi di tutto il mondo furono invasi da sieri, BB cream, illuminanti, esfolianti, detergenti schiumanti, essenze, scrub, color correction, maschere in tessuto e creme, tutti contenenti ingredienti singolari come la bava di lumaca o l'"horse oil" - si calcola che solo nel 2015 siano stati esportati prodotti per oltre 2 miliardi di dollari, motivo per cui negli ultimi anni molti marchi occidentali hanno deciso di realizzare prodotti ispirati ai cosmetici coreani (un esempio è Jowae).

K-beauty | © theculturetrip.com
K-beauty | © k-beauty-europe.com
K-beauty | © k-beauty-calgary.business.site

Il mercato del make-up investì anche la clientela maschile: abbracciando un'idea di androginia, in Corea per gli uomini di qualsiasi età, orientamento sessuale e ceto sociale è ritenuto assolutamente normale truccarsi curare il proprio aspetto, e dato che vige ancora oggi la leva obbligatoria molte aziende hanno proposto prodotti specifici per chi è al militare.

K-beauty for men | © emilyfreyblerfinalpresentation.wordpress.com
K-beauty for men | © asiaone.com
K-beauty for men | © soompi.com
Products for the Korean army | © theklog.co

La stessa città di Seoul è stata organizzata in modo da sviluppare il nuovo turismo della cosmetica: il quartiere Myeong-dong è stato trasformato nel distretto della bellezza, un conglomerato di decine di negozi specializzati in cui i turisti stranieri sono i benvenuti grazie anche all'assunzione di numerosi commessi che parlano perfettamente inglese e cinese.

Myeong-dong | © pinterest.it
Myeong-dong | © pinterest.it

La Corea del Sud si è anche imposta come il paese col maggior numero di interventi chirurgici plastici al mondo. Il messaggio dell'attenzione maniacale alla cura del viso e del corpo è stato da sempre veicolato attraverso i drama televisivi (dove si mostrano sempre sia donne che uomini indaffarati con creme e maschere) e la musica K-pop, ma per raggiungere determinati standard di "perfezione" i coreani si sono rivolti sempre più spesso alla chirurgia estetica - non a caso la maggior parte degli attori e dei cantanti sono obbligati a sottoporsi ad interventi chirurgici da contratto. L'ossessione per l'aspetto esteriore è così radicata che a lungo è stato considerato normale perfino ritoccare la fotografia del passaporto.

La bellezza esteriore in Corea del Sud è un fattore importante perché nel sentire comune indica lo status economico e sociale, nonché agevola molto spesso lo sviluppo della propria carriera lavorativa. I così detti "beauty standards" coreani si traducono in magrezza estrema, corpo alto e slanciato, viso piccolo con mento a "V", pelle lunare e luminosa come la porcellana ("mul gwang" o "glass skin"), occhi grandi e sopracciglia dritte. Insomma, dai tempi dell'imperialismo giapponese i canoni di bellezza non sono cambiati e questa omologazione (perché di fatto tutti tendono a cambiarsi i connotati allo stesso modo) è stata aspramente criticata da molti intellettuali degli ultimi anni.

Ma lo sviluppo della chirurgia estetica è di fatto incessante, tanto da avere prodotto un vero e proprio turismo dedicato.

South Korean plastic surgery clinic | © pinterest.it
South Korean plastic surgery | © pinterest.it
South Korean plastic surgery | © pinterest.it
Mul gwang | © blog.cliomakeup.com
Mul gwang | © pinterest.it
Mul gwang | © pinterest.it

In tutto questo i giovani hanno sempre più voglia di esprimere comunque la loro individualità, esprimendosi in balli per strada nella speranza di essere notati e ingaggiati da produttori musicali, cercando di rendere unico il loro street-wear sempre più unisex, mixando capi costosi con second hand, realizzando make-up dal sapore innocente e romantico come il "gradient lips", reso celebre grazie ai numerosi tutorial su YouTube (seguito poi dal rossetto effetto "matte").

Gradient lips | © pinterest.it
Gradient lips | © pinterest.it
Matte lips | © pinterest.it
Korean make-up | © pinterest.it
Korean make-up | © pinterest.it

Oggi la Corea del Sud è il paese che tutti guardando per capire cosa succederà in futuro. Dopo il designer Andre Kim l'attenzione oggi è rivolta su Lie Sang Bong, celebre per avere vestito Lady Gaga, Rihanna, Beyoncé e i cui lavori sono esposti in musei e gallerie.

La Corea del Sud è nazione con la connessione ad internet più veloce del mondo e dove gli stili si susseguono ad un ritmo impressionante. Così come i brand di cosmetici occidentali hanno iniziato a copiare quelli coreani, lo stesso è accaduto con la moda per quello che riguarda i trend. Tra i maggiori ricordo:


  • Athleisure: stile ibrido che unisce l'abbigliamento "logomania" da palestra, lavoro, tempo libero, includendo leggings, sneakers, pantaloni da yoga, felpe. L'idea alla base di questo trend è di essere cool anche in modo informale, da ginnastica, e con materiali tecnici e tecnologici.

Athleisure | © pinterest.it
Athleisure | © pinterest.it
Athleisure | © pinterest.it
  • Blush tones: i colori cipria sono un must nel guardaroba sud coreano, questo è palese sia guardando i drama che i video K-pop. Queste nuances riguardano un abbigliamento romantico e dal gusto retrò che ben si associa all'"agyeo", parola che indica un atteggiamento carino (un po' come "kawaii" per i giapponesi).

Blush tones | © pinterest.it
Blush tones | © pinterest.it
Blush tones | © pinterest.it
Blush tones | © pinterest.it
  • Blazers: giacche non svasate e lunghe, spesso dai colori sgargianti o pastello. Chiunque abbia visto un drama riconosce questo capo d'abbigliamento, onnipresente negli armadi delle donne coreane.

Blazers | © pinterest.it
Blazers | © pinterest.it
Blazers | © pinterest.it
  • Big shades: occhiali da sole grandi per sottolineare il viso piccolo, lo stesso vale in realtà per gli occhiali da vista, soprattutto per le ragazze.

Big shades | © pinterest.it
Big shades | © pinterest.it
Big shades | © pinterest.it
Big shades | © pinterest.it
Big shades | © pinterest.it
  • Ankle pants: un trend a cui il mondo intero si è abituato ormai da qualche anno, questi pantaloni a vita alta sottolineano i fianchi e lasciano scoperti le caviglie.

Ankle pants | © pinterest.it
Ankle pants | © pinterest.it
  • Ribbed shirts: il motivo arricciato è spesso presente anche nella parte superiore dei vestitini.

Ribbed shirts | © seoulinspired.com
Ribbed shirts | © seoulinspired.com
  • Crop top: anche questo trend è stato esportato in tutto il mondo da un bel po' ormai, da abbinare a pantaloni o jeans a vita alta.

Crop top | © pinterest.it
Crop top | © pinterest.it
Crop top | © pinterest.it
  • Cardigan

Cardigan | © pinterest.it
Cardigan | © pinterest.it
Cardigan | © pinterest.it
  • Puff sleeves: proposte su magliette e giacche, sia da giorno che da sera.

Puff sleeves | © pinterest.it
Puff sleeves | © pinterest.it
Puff sleeves | © pinterest.it
  • Cappelli e bucked hat, mini bags, catene e cargo pants.

Bucket hat | © pinterest.it
Bucket hat | © pinterest.it
Hat | © pinterest.it
Mini bag | © pinterest.it
Mini bag | © pinterest.it
Mini bag | © pinterest.it
Chains | © pinterest.it
  • Padded coats.

Padded coat | © pinterest.it
Padded coat | © pinterest.it

Un fenomeno di costume molto interessante è rappresentato dal couple look ("twin look" o "similar look"), reso popolare su Instagram tramite hashtag, e che riguarda le coppie di fidanzati che adottano lo stesso abbigliamento: stessi colori, stessi capi e accessori, per mostrare il loro essere insieme.

Couple look | © pinterest.it
Couple look | © pinterest.it
Couple look | © pinterest.it

Quello che ad un primo momento potrebbe semplicemente essere una trovata carina, in realtà dimostra quanto siano importanti le relazioni in Corea del Sud oggi. Il discorso è controverso (poiché è noto quanto la fedeltà in una coppia coreana sia in realtà mutevole), ciò che è importante sottolineare è che in Corea ogni occasione è buona per celebrare la propria relazione, si festeggia continuamente e per ogni pretesto (sono famosi i festeggiamenti per i primi cento giorni di fidanzamento). La glorificazione della coppia è molto importante, al contrario di altri paesi come ad esempio gli USA dove viene celebrato maggiormente il gruppo di amici.

L'idea della stabilità del romanticismo per i giovani coreani è molto importante: sono i primi ad essere cresciuti nel boom economico e ad averne davvero beneficiato il benessere, molti di loro hanno trascorso un'infanzia senza il padre perché sempre assente per lavoro o dovevano spostarsi con lui perdendo così tutti gli amici. A tutto ciò si aggiunge la grande pressione sociale per il matrimonio: le famiglie infatti pretendono per i figli un partner ricco, istruito, bello e con un lavoro socialmente ben considerato. Il fatto quindi di riuscire a dimostrare di avere una relazione stabile è fondamentale.


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