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Corea: beauty ed evoluzione della moda

Negli ultimi anni il mondo ha assistito ad una crescita esponenziale dell'economia coreana, che si è affermata attraverso i mercati della tecnologia e della cosmesi. Nella moda, in modo particolare, la Corea ha saputo imporsi con uno stile unico che sottolinea la propria individualità, in netta contrapposizione con ciò che invece ancora oggi accade in Corea del Nord.

Tutte queste novità sono arrivate in Occidente col nome di Korean Wave (o Hallyu), ovvero il fenomeno culturale caratterizzato dalla cultura pop fatta di drama, musica, cinema e cucina. Un vero e proprio nuovo trend che ha ispirato il resto del mondo, che negli ultimi anni si rivolge e studia proprio la Corea del Sud per capire e fare propri gli stili del futuro.

Ma prima di arrivare a questo risultato, che è proprio del nuovo millennio, la Corea ha subito delle profonde trasformazioni socio-economiche che sono ancora adesso alla base di molti studi della critica e della storiografia.

Ciò che affascina così tanto il mondo intero ha un punto di partenza sofferto e ancora oggi poco conosciuto, interessante e fondamentale per comprendere le dinamiche che stanno cambiando il mondo di oggi.

Hallyu cookingwiththehamster
Hallyu | © medium.com

Epoca dei Tre Regni (57 a.C. - 668 d. C.) e dinastia Goryeo (918 - 1392)

La storia della bellezza coreana iniziò proprio in questo lungo periodo, quando le persone cominciarono a prendersi cura dell'aspetto personale usando i primi cosmetici, che venivano conservati nel celadon (un prezioso tipo di ceramica molto in voga all'epoca).

Tuttavia, in questo primo momento la cura del corpo non era intesa da un punto di vista meramente estetico, bensì olistico in virtù dei precetti del buddismo.

celadon cookingwiththehamster
Celadon | © pinterest.it
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Celadon | © pinterest.it

Periodo Joseon (1392-1897)

Il periodo Joseon è stato caratterizzato dal raggiungimento dell'apice della cultura coreana (è stato infatti ideato l'Hangul, l'alfabeto coreano), della scienza e della tecnologia, lasciando una grande eredità alla cultura della Corea moderna, in termini di etichetta, norme e atteggiamenti sociali.

Il confucianesimo divenne religione di stato: secondo i vari precetti, il corpo doveva essere rispettato perché l'aspetto esteriore era lo specchio della propria anima. L'ideale di bellezza pura e innocente veniva espressa attraverso lo sfoggio di una pelle bianca e diafana, senza alcun tipo di alterazioni. Per le donne benestanti ciò era molto semplice da realizzare, poiché non avevano la necessità di lavorare all'aria aperta o uscire di casa - il loro compito era semplicemente curare il marito e i figli.

Più in generale si più dire che alterare il corpo era considerato "peccato", tanto che era vietato perfino tagliarsi i capelli: le donne erano solite portarli in lunghissime trecce raccolte sul capo - si può affermare che le acconciature avevano lo stesso ruolo di affermazione di status come nella Versailles di Marie Antoinette.

Joseon era beauty cookingwiththehamster
Joseon era beauty | © commons.wikimedia.org
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Joseon era beauty | © quora.com

Il canone di bellezza era un viso tondo e chiaro, naso grosso, occhi sottili e bocca piccola. Alla fine del XVIII secolo Hyewon, uno dei pittori più celebri del tempo, realizzò il celebre dipinto "Ritratto della bellezza", dove erano rimarcati questi canoni estetici.

Portrait of beauty by Hyewon cookingwiththehamster
Portrait of beauty by Hyewon | © thekbeauty.com

Per quanto riguarda l'abbigliamento l'hanbok (l'abito tradizionale) era onnipresente: composto da una camicia (jeogori) ed un'ampia gonna (chima). Lo stesso tipo di abbigliamento era indossato dagli uomini, i quali indossavano però dei pantaloni (baji), i più ricchi anche uno speciale ornamento per i capelli chiamato sangtu e/o il gat, tipico cappello dell'epoca.

Joseon hanbok cookingwiththehamster
Joseon hanbok | © pinterest.it
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Joseon hanbok | © pinterest.it
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Joseon hanbok | © pinterest.it
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Joseon hanbok | © pinterest.it
Sangtu cookingwiththehamster
Sangtu | © mariondelarue.com
Gat cookingwiththehamster
Gat | © pinterest.it

La moda ai tempi del periodo Joseon doveva esprimere integrità, innocenza e nobiltà. E' interessante sapere che sia i ricchi che i ceti sociali più poveri indossavano lo stesso tipo di abbigliamento, che si differenziava per il tipo di materiale impiegato: cotone e seta per i nobili, canapa per i poveri. Il colore degli abiti indicava invece lo status, l'età e lo stato maritale.

L'hanbok è stato indossato in Corea di fatto fino agli anni '70, quando sono stati introdotti in modo massiccio gli abiti occidentali - oggi si continua ad indossarlo per occasioni formali o particolari ricorrenze.


XIX secolo

Durante il XIX la Corea si oppose fortemente con la chiusura delle frontiere alle continue ingerenze e influenze estere, soprattutto francesi, statunitensi e giapponesi. Dal Joseon si passò all'Impero Coreano.

High class family - Korean Empire era cookingwiththehamster
High class family - Korean Empire era | © monovisions.com
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Korean Empire era | © inspiremekorea.com
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Korean Empire era | © oldandinteresting.com
Empress Sunjeong cookingwiththehamster
Empress Sunjeong | © pinterest.it
Empress Myeongseong cookingwiththehamster
Empress Myeongseong | © pinterest.it
Public school - Korean Empire era cookingwiththehamster
Public school - Korean Empire era | © monovisions.com
Restaurant in Seoul - Korean Empire era cookingwiththehamster
Restaurant in Seoul - Korean Empire era | © monovisions.com

Dominio giapponese

Verso la fine del 1800 l'isolazionismo della Corea fu messo a dura prova a causa della grande conversione di massa dei coreani al cristianesimo (per via dei numerosi missionari francesi), delle continue incursioni statunitensi ma soprattutto giapponesi. Nel 1910 il Giappone annesse la Corea al proprio impero secondo un trattato nippo-coreano la cui legalità non fu mai accettata dalla Corea, sia perché non fu firmato dall'imperatore, sia perché violava la convenzione internazionale sulle pressioni estere sui trattati.

Japanese domination cookingwiththehamster
Japanese domination | © yris.yira.org
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Japanese domination | © history.com

Da quel momento in poi la Corea attraversò il capitolo più triste della propria storia. I giapponesi infatti smantellarono la gerarchia Joseon, esportarono le colture di riso in Giappone (causando terribili carestie in Corea), uccisero tutti coloro che non pagavano le onerose tasse e ridussero in schiavitù moltissimi coreani costringendoli ai lavori forzati nelle miniere e nelle prime fabbriche. Il Giappone sospese inoltre tutte le pubblicazioni di giornali coreani, impose lo scintoismo come religione di stato, sostituì il calendario cinese con quello gregoriano, impose il giapponese come lingua nazionale (usata per l'insegnamento e per la burocrazia) vietando la lingua coreana.

Qualsiasi tipo di insurrezione venne repressa con la morte e anzi, a partire dagli anni '30 e l'entrata nella Seconda Guerra Mondiale del Giappone, questo si mosse per la cancellazione definitiva dell'identità coreana come nazione: furono distrutti palazzi, biblioteche, gli stessi coreani dovettero cambiare i loro nomi in nomi giapponesi, numerosi manufatti antichi coreani furono trafugati e portati in Giappone, fu abolito lo studio della storia coreana dalle università e i libri coreani furono dichiarati illegali sotto la supervisione del comitato per la revisione della storia coreana. Durante tutto il conflitto i coreani furono arruolati nell'esercito giapponese per combattere in prima linea, mentre migliaia di donne furono ridotte a schiave sessuali rinominate "donne di conforto".

Nel 1945, con la resa incondizionata del Giappone, la Corea venne divisa in due zone di occupazione con gli Stati Uniti al sud e l'Unione Sovietica al nord del 38° parallelo.

Korean declaration of indepence cookingwiththehamster
Korean declaration of indepence | © history.com
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Korean declaration of indepence | © calisphere.org

Durante tutta la fase del dominio giapponese, la Corea fu obbligata ad una trasformazione culturale senza precedenti, costretta a una modernizzazione forzata che non le portò alcun beneficio.

Tra i molti cambiamenti apportati dal Giappone vi fu l'introduzione di prodotti di consumo e culturali volti alla cancellazione di quelli coreani. Come già sottolineato, i giapponesi eliminarono qualsiasi pubblicazione coreana, comprese le riviste di costume e moda. Vennero infatti introdotti modelli di bellezza nuovi: le modelle sulle riviste non erano coreane, bensì giapponesi che, a loro volta, si rifacevano ai canoni estetici occidentali. Queste modelle avevano delle caratteristiche fisiche completamente differenti da quelle coreane: così facendo le donne coreane furono persuase a dovere investire tempo e soldi nell'acquisto di prodotti di bellezza (ovviamente giapponesi, visto che quelli coreani furono banditi come la prima cipria coreana prodotta in massa, bakgabun) per cambiare il proprio aspetto. Tra i cambiamenti da effettuare vi era soprattutto la forma del mento a "V". Fu proprio in quel momento che nacque l'ossessione per l'aspetto fisico, soprattutto del viso. Oggi si pensa che il fenomeno di cambiare pesantemente i propri connotati sia una moda degli ultimi tempi, in realtà le radici sono da ritrovare nel periodo della dominazione giapponese.

Bakgabun cookingwiththehamster
Bakgabun | © theclassyfabulist.blogspot.com
Japanese woman in Western dress cookingwiththehamster
Japanese woman in Western dress | © pinterest.it
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Japanese woman in Western dress | © pinterest.it
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Japanese woman in Western dress | © pinterest.it
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Japanese woman in Western dress | © pinterest.it

Il nuovo modello di femminilità fu rinominato modern girl, caratterizzato da acconciature come Gibson Girl e The flapper, il taglio a caschetto considerato scandaloso all'epoca, il totale rigetto per gli abiti tradizionali come l'hanbok e l'uso per la prima volta di un make-up aggressivo (tra cui il mascara e il rossetto rosso).

Alla base di questo cambiamento vi era l'idea di libertà e di espressione della propria identità personale attraverso il cinema, la musica, i café e l'abbigliamento, un'idea totalmente contraddittoria e al mero uso e consumo dei giapponesi, che inneggiavano alla libertà di espressione dei coreani, incitandoli a rigettare tutta la loro tradizione, mentre di fatto li dominavano.

Molti intellettuali dell'epoca cercarono di esprimere questa forte contraddizione, così come tanti oggi criticano aspramente la dipendenza della maggior parte dei coreani dalla chirurgia plastica.

Japanese modern girl magazine  cookingwiththehamster
Japanese modern girl magazine | © brill.com
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Japanese modern girl magazine | © brill.com
Gibson girl cookingwiththehamster
Gibson girl | © pinterest.it
Japanese magazine - The flapper cookingwiththehamster
Japanese magazine - The flapper | © pinterest.it
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Japanese magazine - The flapper | © pinterest.it
South Korean woman in Western style cookingwiththehamster
South Korean woman in Western style | © pinterest.it

Anni '50

Nel 1950 la Corea del Sud era caratterizzata da un sistema democratico capitalista statunitense (Repubblica di Corea). Lo stesso anno la Corea del Nord invase la Corea del Sud col consenso di Mao Tse-tung: iniziò un conflitto che causò 4 milioni di morti e che terminò nel 1953 con un armistizio. Tra le due Coree non fu però mai emesso un trattato di pace ufficiale.

Le condizioni economiche della Corea del Sud erano disastrose, il Paese fu reputato come uno dei più poveri del mondo: di fatto bisognava ricostruirlo totalmente.

Proprio dopo la Guerra di Corea vennero messe le basi per lo sviluppo della chirurgia plastica, oggi considerata la migliore al mondo: moltissimi soldati si sottoposero ad interventi ricostruttivi al volto, così come anche tantissime ragazze costrette a prostituirsi per sopravvivere vollero cambiare i propri connotati per risultare più attraenti ai soldati statunitensi di istanza.

South Korea clothes market cookingwiththehamster
South Korea clothes market | © inspiremekorea.com

Dal punto di vista del costume, molti abiti e soprattutto divise militari all'epoca venivano venduti nei mercati di Namdaemun (ad oggi il più antico e grande del paese) e Dongdaemun, e nel 1954 aprì la prima scuola di moda in Corea, la International Western Clothing Company a Seoul. L'anno successivo la rivista Yeowon presentò la rubrica "Fashion mode" e nel 1956 Nora Noh fu la prima stilista coreana a pres