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La moda giapponese negli anni '90 - PARTE 2

Gli anni '90 in Giappone sono ricordati come il "decennio perduto" a causa dello scoppio della bolla speculativa di fine anni '80 (qui la prima parte dell'approfondimento).

Quella che sembrava fin dall'inizio l'entrata in una crisi economica profonda è stata tale solamente nel 1997, quando la Crisi asiatica dalla Tailandia si espanse nel bacino asiatico. A causa di una mancata coerenza di scelte politiche essa comportò carovita, disoccupazione e fallimento delle banche. Tutto ciò si tradusse in cambiamenti sociali, col raggiungimento picco massimo di aspettativa di vita e un drastico calo delle nascite.

Per contrastare questa profonda crisi, in quanto seconda potenza mondiale a quel tempo, optò per una massiccia esportazione di beni tecnologici all'estero, la cui produzione raggiunse uno dei massimi picchi di sempre.

Shibuya in the 90s cookingwiththehamster
Shibuya in the 90s | © bsfuji.tv
Game Boy cookingwiththehamster
Game Boy | © wikipedia.org

Due aziende si distinsero in quegli anni per l'altissima qualità di prodotti tecnologici.

La prima fu Nintendo, già celebre negli '80 per il Game Boy, la consolle più longeva della storia della tecnologia con 13 anni di vita dal lancio.

La seconda azienda fu Sony. Sony Music negli anni '90 diventò la major più grande ed importante del mondo (le altre due più importanti sono Universal Music Group e Warner Music Group), ma la vera svolta Sony la fece col mercato dei videogiochi.

Nel 1993, dopo avere ritirato il progetto per un lettore CD per il Super Nintendo, Sony lo trasformò in una consolle: nel 1994 lanciò sul mercato Play Station che diede vita alla più grande rivoluzione delle consolle di tutti i tempi anche grazie a spot pubblicitari dal forte impatto emozionale. L'audience coinvolta fu ampissima, tanto da cambiare la quotidianità familiare.

Play Station cookingwiththehamster
Play Station | © wikipedia.org

Si stima che solamente tra il 1999 e il 2000 furono vendute circa 40 milioni di unità. Furono realizzati videogiochi di altissima qualità e varietà, alcuni dei quali, soprattutto per i contenuti narrativi alla base della trama, sono perfettamente paragonabili a opere letterarie. Tra i migliori videogiochi di tutti i tempi per Play Station si ricordano Final Fantasy VII e VIII, Resident Evil, Tekken, Silent Hill, Gran Turismo, Metal Gear Solid ma anche Tomb Raider (prodotto in Inghilterra) e Crash Bandicoot (prodotto negli Stati Uniti).

Final Fantasy VII cookingwiththehamster
Final Fantasy VII | © wikipedia.org
Final Fantasy VIII cookingwiththehamster
Final Fantasy VIII | © it.videogamer.com
Resident Evil cookingwiththehamster
Resident Evil | © docmanhattan.blogspot.com
Tekken cookingththehamster
Tekken | © youtube.com
Silent Hill cookingwiththehamster
Silent Hill | © theguardian.com
Gran Turismo cookingwiththehamster
Gran Turismo | © wheels.iconmagazine.it
Metal Gear Solid cookingwiththehamster
Metal Gear Solid | © digitalspy.com
Tomb Raider cookingwiththehamster
Tomb Raider | © it.videogamer.com
Crash Bandicoot cookingwiththehamster
Crash Bandicoot | © icrewplay.com

Sempre in virtù dell'espandersi a macchia d'olio delle nuove tecnologie, prese piede sempre ad Harajuku la moda cyber (ne parlo anche qui), rappresentata da look pop e futuristici con tessuti sintetici e artificiali, accessori di plastica e metallo, scarpe esagerate

Cyber cookingwiththehamster
Cyber | © pinterest.it
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Cyber | © pinterest.it
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Cyber | © pinterest.it
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Cyber | © pinterest.it

Il telefono cellulare divenne un device indispensabile nella vita di tutti i giorni, soprattutto degli adolescenti, ed erano strutturati in modo da poter essere utilizzati solamente in Giappone (da qui il nome "Galapagos"), per mandare email via internet ed effettuare acquisti come se fosse un bancomat. Legati al mondo dei cellulari giapponesi vi era il merchandising composto da ornamenti, adesivi e lacci (keitai sutorappu) che crearono un vero e proprio business.

Tra la fine degli anni '90 e l'inizio dei '00 si delineò anche un nuovo genere letterario chiamato cellphone novel, ovvero "romanzi per cellulare", composti da circa 70-100 parole a messaggio. I temi trattati erano soprattutto legati ai problemi dell'adolescenza, relazioni sentimentali e sessuali, gravidanze. Il film My Rainy Days è ispirato a uno di questi romanzi. In relazione a queste tematiche e all'uso dei cellulari vi è la problematica sociale dell'enjo kōsai, di cui consiglio l'approfondimento su Rope a Shibuya e la l'articolo sui film legati a questo fenomeno di quegli anni.

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90s Japanese mobile phones | © pinterest.it
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90s Japanese mobile phone | © wikipedia.org

Allo stesso tempo si continuò a profilare una letteratura che definirei "istituzionale" rappresentata da due grandi autori che avevano cominciato ad essere apprezzati già dagli anni '80: Haruki Murakami e Banana Yoshimoto. Entrambi hanno rappresentato lo spartiacque tra la letteratura del dopoguerra (tra i quali autori spicca il grande Yukio Mishima) e la transizione all'internazionalizzazione con i romanzi Tokyo Blues e Kitchen. Questi furono innovativi per la facilità di consumo e per essere portavoce di una gioventù metropolitana.

Murakami si distinse per i numerosi riferimenti alla cultura americana, mentre la Yoshimoto per il suo stile minimalista e per le tematiche riconducibili allo shōjo manga (destinato ad un pubblico prevalentemente femminile).

Haruki Murakami cookingwiththehamster
Haruki Murakami | © medium.com
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Banana Yoshimoto | © crazyfruits.forumotion.com

Non è stato difatti un caso che durante gli anni '90 siano stati diffusi massicciamente manga e anime all'estero, costituendo un nuovo immaginario in Occidente. Tra i titoli più apprezzati: Ranma 1/2, Sailor Moon, Slum Dunk, Card Captor Sakura, Lupin III e Neon Genesis Evangelion (vero e grande emblema di quegli anni).

La cultura manga era talmente radicata nel sentire giovanile che nel quartiere Harajuku iniziarono comparire i cosplayers, persone che vestivano i panni dei loro personaggi preferiti. Si trattava di un fenomeno già in voga negli '80 ma che vide la sua massima espressione alla fine dei '90 anche grazie alle numerose convention del fumetto (Comiket, sempre preso d'assalto dai fotografi), prima del grande exploit negli USA e in Occidente nei '00.

Cosplay in Harajuku cookingwiththehamster
Cosplay in Harajuku | © cristinamuggetti.it
Comiket cookingwiththehamster
Comiket | © asiaone.com
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Comiket | © styledrift.wordpress.com

A proposito dei numerosi cambiamenti sociali e al massiccio sviluppo tecnologico l'Occidente ha detto molto del Giappone soprattutto in maniera negativa in quegli anni. Il trend della passione per l'Asia e soprattutto per il Giappone è qualcosa di recente e anche molto lontano rispetto a quanto riportava l'apparato mass-mediale del tempo. L'idea di un Sol Levante da cartolina, il cui il food è ciò che più interessa e dove tutti sono in pace perseguendo gli ideali zen della felicità è inveritiera soprattutto se si pensa agli anni '90.

La grande crisi che ha piegato l'economia giapponese, e che molti critici hanno paragonato a quella del '29 in America, ha portato a problematiche sociali importanti e che hanno contribuito da dare una precisa immagine del Giappone del tempo: l'hikikomori (letteralmente "stare in disparte", "isolarsi").

Hikikomori room cookingwiththehamster
Hikikomori room | © sites.google.com
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Hikikomori room | © towakudai.blogs.com
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Hikikomori room | © radicalsubjectivityblog.wordpress.com
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Hikikomori room | © pinterest.it

Si tratta di un fenomeno nipponico iniziato a metà anni '80 e che ha avuto un grande incremento dieci anni dopo, legato a depressione, comportamenti ossessivo-compulsivi e manie di persecuzione. Gli hikikomori, con una media di età tra i 19 e i 30 anni e provenienti da un ceto sociale medio-alto, decidevano di isolarsi volontariamente dalla società e dalla famiglia, vivendo all'interno di una stanza stipata di oggetti senza uscire nemmeno per lavarsi e chiedendo che il cibo venisse lasciato davanti la porta. Il ciclo vitale veniva invertito: le ore notturne erano dedicate soprattutto al mondo manga, anime e videogames mentre di giorno dormivano. Per gli hikikomori non esistevano contatti umani, gli unici rapporti possibili erano quelli mediati da internet.

Alla base di questo fenomeno la critica ha riscontrato la mancanza di una figura paterna (problematica estremamente diffusa in tutto il Giappone, causata dai trasferimenti lavorativi), l'eccessiva protezione materna ma soprattutto l'enorme pressione sociale per l'auto-realizzazione ed il successo personale fin dalla scuola elementare.

A partire dagli anni 2000 questa problematica si è diffusa anche negli USA e in Europa.

Si tratta di un tema importante che negli anni '90 è stato trattato anche in anime e manga tra cui, probabilmente primo tra tutti, Neon Genesis Evangelion: il protagonista Shinji Ikari incarna lo spirito della gioventù di quel periodo che soffre sensibilmente per i cambiamenti sociali, il sistema educativo, l'instabilità del lavoro e la pressione sociale; Shinji difatti ha problemi relazionali, rifiuta il mondo esterno e non possiede una figura parentale positiva.

Shinji Ikari cookingwiththehamster
Shinji Ikari | © filmdaze.net

Sempre in quegli anni si parla sempre più spesso degli otaku (letteralmente "la sua casa"): si tratta di un termine giapponese che indica una precisa subcultura nata negli anni '80 che accomuna appassionati in maniera ossessiva di manga, anime e videogiochi.

Se in Giappone l'otaku era visto in maniera negativa perché riguardava persone socialmente isolate e alienate, in Occidente indicava sia persone appassionate di queste tematiche, sia di tutto ciò che deriva dal Giappone, senza implicazioni negative (oggi si userebbe il termine "nerd").

Otaku room cookingwiththehamster
Otaku room | © loveartlab.wordpress.com
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Otaku room | © weheartit.com
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Otaku room | © pinterest.it

Il cambiamento di visione dell'otaku anche in Occidente è stato causato da un fatto di cronaca dall'interessante gestione mediatica.

Nel 1989 il giornalista Akio Nakamori (che già negli anni precedenti si era occupato del fenomeno otaku) pubblicò un articolo sul serial killer Tsutomu Miyazaki definendolo "l'assassino otaku"; egli balzò sulle prime pagine per avere ucciso e violentato quattro bambini, mangiandone parti del corpo.

Da quel momento i giornali pubblicarono in maniera massiccia le foto della sua stanza, in cui erano ammassate oltre 6000 videocassette e fumetti, di cui molti hentai (in giapponese significa generalmente "pervertito", nell'ambito manga e anime è riferito a prodotti erotici/pornografici) che ricoprivano le finestre fino al soffitto.

Si scatenò una vera e propria psicosi mediale che portò alla visione profondamente negativa degli otaku, ghettizzati nel quartiere Akihabara e visti come disadattati problematici, alla pari degli hikikomori.

Tsutomu Miyazaki cookingwiththehamster
Tsutomu Miyazaki | © allthatsinteresting.com
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Tsutomu Miyazaki room | © pinterest.it
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Tsutomu Miyazaki room | © murderminute.com
Guinea Pig 2 cookingwithtehamster
Guinea Pig 2 | © wikipedia.org

Tsutomu Miyazaki era inoltre un grande appassionato di film horror estremi: nella sua collezione la polizia trovò i primi cinque film della serie splatter Guinea Pig: egli si sarebbe ispirato al secondo film (Flower of Flesh and Blood) per la realizzazione dei suoi atti atroci. Si trattava di prodotti estremamente realistici, tanto che nel 1991 l'attore Charlie Sheen chiese un'indagine da parte dell'FBI per confermare che non si trattasse di uno snuff movie reale (non lo era).

Questo antefatto gettò profondo panico morale in Giappone e di conseguenza in Occidente, alimentando l'idea che il Sol Levante fosse popolato da persone strane e violente. In un tempo in qui non esisteva internet veloce e pervasivo come lo è oggi, un paese così lontano e diverso appariva come deviato.

La realtà è che tutta la produzione consumata dagli otaku, ovvero l'underground, è stata il banco di prova per il mainstream di grande successo.

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